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Alessandro Ferraro - AdaConcettaMarocco

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Recensione di Alessandro Ferraro
 
 
    Da "L'Attualità" n 10 (Ottobre 2003)
periodico mensile di società e cultura.
 
Un ottimo saggio tra la critica letteraria e l’analisi sociologica è il libro edito con intelligenza dal movimento Salvemini, opera davvero pregnante e stimolante allo stesso tempo, di Ada Concetta Marocco. L’originalità dell’autrice sta nell’aver pescato dal mare magnum pirandelliano delle Novelle per un anno, un gruppo di lavori, di novelle appunto, tramite le quali porgerci gli esiti della sua analisi storico-sociale di quel mondo agrigentino che lo scrittore di Girgenti ben conosceva e ben sapeva rappresentare nei suoi aspetti umani, tramite straordinari e drammatici ovvero comici personaggi, e naturali tramite le descrizioni sempre funzionali alla storia o al personaggio, dei paesaggi evocati e rappresentati dalla sua sapiente penna.
Va poi messo in rilievo che l’attività di scrittore ben si coniugava in Pirandello con quella di commediografo stante che alcune novelle verranno utilizzate per opere teatrali quale ad esempio La veglia che diverrà il primo atto di Come Prima, meglio di prima. Siamo si intende nel verismo, così tipicamente siciliano, ma qui edificato dal gusto per i contrasti, non solo caratteriali, che ben esaltano le stranezze del mondo in cui viviamo.
Lo strano, l’assurdo, il paradossale e tutto ciò spesso in forme umoristiche, grottesche o crudeli, fanno sempre più la parte del leone nell’opera dello scrittore il quale così canta la sua triste visione del mondo, la sua chiusa e quasi irosa pietà. (G.Petronio).
Ma l’esame della Marocco mira ad una analisi più realistica del verismo letterario andando a cogliere in questa opera magmatica, il lato sociale, il che la porta quindi ad analizzare quelle novelle che meglio possano fornire una rappresentazione dei problemi che allora affliggevano la vita dei poveri lavoratori siciliani oppressi da una pesante povertà, dall’alterigia dei membri delle classi più elevate ma non per questo meno bisognose, come dei piccolissimi proprietari ed impiegati.
Emblematico appare il nucleo di novelle esaminate dall’autrice ispirate al miraggio di una povera, inutile e dannosa industrializzazione legata allo sfruttamento delle miniere di zolfo, alle quale venivano sacrificati campi e mandorleti, quello che negli  anni sessanta riguardò la piana calabrese di Gioia Tauro ai cui sogni di sviluppo venne sacrificata assurdamente una delle zone più belle e feraci del nostro Sud. Ma gli italiani perseverano nell’errore ed ecco che si dà precedenza alla realizzazione del Ponte sullo Stretto lasciando che nella città di Pirandello, ma il discorso vale per tutta la Sicilia, l’acqua venga erogata poche ore a settimana! E la cosa più grave è che a monte e a valle di questa opera faraonica, forse utile ma non adesso, non ci siano né strade valide né una linea ferroviaria a doppio senso di marcia. Cosa ci fa un by-pass del XXI secolo in un mondo fermo al XIX? Né la riduzione della disoccupazione è valido motivo per questa grande opera, atteso che molte sono le infrastrutture da sistemare o da realizzare. In questa Sicilia osservata dal grande scrittore tutto è come allora nell’immutato immobilismo che fa poi prendere decisioni sballate, favorendo sempre e comunque la classe politica e dirigente locale, il che potrebbe ben perseguirsi anche guardando ai bisogni della gente, del popolo.
Il libro della Marocco che non manca poi, nella sua analisi, di soffermarsi sulla allora triste condizione della donna, sia materiale che spirituale, di certo retaggio della secolare occupazione araba alla quale, per altri versi, dobbiamo la nostra riconoscenza, è una lettura impegnata ma molto piacevole che fa trascorrere un paio d’ore con intelligenza. A buon intenditor …………
                                                                                                            Alessandro Ferraro
 
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