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Maria Perrone Policicchio - AdaConcettaMarocco

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               Nella rivista trimestrale Elfo dell'Associaazioni studiosi scienze artistiche (A.S.S.A)
 
                         é stato pubblicato il resoconto della conferenza del 16 Feb 2002 con riferimento al saggio critico
 
                  "La Sicilia di Pirandello - scandaglio storico sociale" della Prof.ssa Ada Concetta Marocco.
 
                              Relatrici : Maria Perrone Policicchio, Ada Concetta Marocco
 
 
 
Da "L'Attualità" (Gennaio 2001)
periodico mensile di società e cultura fondato e diretto da
Cosmo Sallustio Salvemini.
 
 
         
 
Che Ada Concetta Marocco e Pirandello abbiano in comune la matrice insulare emerge con
evidenza dalla sempre presente nota peculiare del libro: la sicilianità, potenziata dalla nostalgia 
per la propria terra di cui si avverte, irreprimibile, il richiamo ancestrale. Sta proprio qui, in questa
immedesimazione, l'elemento caratterizzante un lavoro che si pone come agevole ed efficace
guida per chi si accinga ad una prima lettura delle Novelle ambientate in Sicilia e, in caso di 
rilettura, come proficua rivisitazione e ridefinizione del narrato. Ma non solo. Si può ben dire
che l'autrice, nel trattare i problemi di vita sofferta - materia di ispirazione artistica in Pirandello -
nel proporsi il "come", il "quando" e il "perchè", sia riuscita nell'intento di risalire alle radici storiche
della salveminiana questione meridionale e ad evidenziare, ispirandosi all'intuizionismo di Bergson,
il contrasto fra il divenire della vita nella sua libera spontaneità e la forma statica  imposta dalla 
società. Ne deriva il conflitto fra l'essere profondo e l'apparenza, fra il reale e l'ideale, fra l'essere
e il dover essere; la tormentosa e vana ricerca di valori sicuri da contrapporre a quelli tradizionali
si traduce in un'opera di costante demistificazione dei canoni della gerarchia e di quell'autorità che
utilizza gli strumenti del potere per esercitare un'indebita pressione sugli individui più deboli. In
questo senso la realtà siciliana offre un'ampia casistica da cui la Marocco ha saputo enucleare, al
di là della varietà delle vicende e dei personaggi, quei motivi costanti che attribuiscono alla nar-
rativa pirandelliana una fisionomia specifica: la pena del vivere, generata dall'esigenza di un'eva-
sione, peraltro irrealizzabile, dalla coscienza del relativismo gnoseologico e dell'incomunicabilità,
dal senso amaro della propria solitudine e dall'angosciante ricerca della propria identità.
Nell'ampio corpus delle Novelle, l'autrice ha prescelto quelle ambientate in Sicilia nel cui contesto
sociale il personaggio è talmente integrato da non riuscire a sottrarsi a quegli schemi, convenzioni
e pregiudizi che lo soffocano. V'è, tuttavia, da osservare che la stretta e alienante dipendenza dei
protagonisti dall'ambiente, nell'esasperare l'angoscia esistenziale, elevata a dimensione universale,
agevola il superamento dei confini dell'isola.
In Sicilia tutto concorre a rendere più tribolata la vita degli indifesi.  Ormai le speranze risorgi-
mentali si sono scontrate con una deludente realtà politica. La presenza dello zolfo, a sua volta,
non solo non ha prodotto il rinnovamento socio-economico, ma ha contribuito all'annientamento
della persona e alla distruzione del paesaggio. Bruciate dalla polvere bianca le colture di mandorli
e di ulivi e, venuto meno il ristoro di una verdeggiante natura, lo squallore del paesaggio contribui-
sce alla depersonalizzazione e alla crisi delle coscienze.
Giova segnalare che la trattazione e l'impostazione del lavoro si sono ispirate ai criteri suggeriti
dalle tematiche pirandelliane: sfruttati e sfruttatori, categorie, queste, condizionate dal lavoro nelle
miniere che si risolve in una nuova e più feroce forma di schiavitù; i ricchi, sempre più ricchi e i
poveri, sempre più poveri a causa della corruzione e dell'usura dilaganti senza remore; la contrap-
posizione in seno al clero fra i sacerdoti amati e rispettati dai fedeli e quelli condizionati dal potere
e dal denaro; la stagnazione della politica determinata dall'insipienza e dall'avidità e la latitanza 
della giustizia che induce il giustiziere a sostituirsi al giudice; la situazione della donna soggetta alla
autorità maschile e ai pregiudizi di una società chiusa che una morale statica accetta e alimenta.
Non c'è, in questa contrapposizione dualistica, la pacificante sintesi della dialettica triadica e, 
tuttavia, come osserva l'autrice, "nelle novelle siciliane gli stati di coscienza dei protagonisti sem-
brano sovrapporsi, generati e sollecitati da un continuo processo di movimento e di evoluzione"
che aiuta il lettore a scoprire "il suo più remoto sentire" e ad associare "in un moto interiore pro-
fondo a livello universale essere, esistere e divenire indissolubilmente".
 
                                                                             Maria Perrone Policicchio
 
 
 
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